LA GRAZIA: DALLA COSTITUZIONE AL GRANDE SCHERMO

Temi etici e giuridici che si intrecciano

Nell’ultimo film del regista napoletano Paolo Sorrentino dal titolo “La Grazia”, Mariano De Santis “Cemento Armato“, interpretato da un Toni Servillo in grande spolvero, è un Presidente della Repubblica che alla fine del proprio mandato si trova a dover decidere su due domande di grazia, oltre alla firma sulla legge che introduce l’eutanasia.

Le domande di grazia riguardano due condanne per omicidio: un anziano verso la moglie malata di Alzheimer e una donna verso il marito violento.

Questa pellicola ci offre la possibilità di entrare nella complessità di un atto tanto intricato per i suoi risvolti etici e spirituali, quanto singolare per i suoi tratti giuridici. Viene messo in luce quanto il peso di una scelta possa gravare su un uomo, anche quando questi riveste la più alta carica dello Stato e, pur restando profondamente umano, è chiamato a porre un’eccezione al sistema di regole su cui si fonda il Paese che è tenuto a unire e rappresentare.

Annoverata tra i poteri del Presidente della Repubblica sanciti dall’art.87 della Costituzione Italiana, la grazia è una causa di estinzione della pena consistente in un provvedimento di clemenza individuale.

“Un residuo di poteri spettanti ai sovrani assoluti in tempi passati” – così l’ha definito il Prof. Bartolomeo Romano nel 2016 sulla Rivista Italiana di Diritto e Procedura Penale.

Già nell’antica Roma troviamo l’indulgentia principis, atto di grazia imperiale che estingueva o riduceva le pene, il quale, seppur evolvendosi nel corso dei secoli, ha trovato spazio anche nella nostra Carta Costituente, con un grado di arbitrarietà per prassi più limitato.

Con la sentenza n. 200 del 2006, la Corte Costituzionale ha affermato che l’esercizio di questo potere risponde a finalità essenzialmente umanitarie e che l’impiego deve essere contenuto entro ambiti circoscritti, ribadendo la centralità del Capo dello Stato quale figura super partes.

Mariano De Santis, pur non potendosi associare ad un Presidente realmente esistito, ci mostra la complessità delle scelte che degli uomini, ricoprendo la più alta carica di un Paese, hanno dovuto affrontare. Le casistiche in cui è stato applicato questo istituto sono numerose e non sono mancate le critiche da parte dell’opinione pubblica, in relazione a quelle più controverse (grazia parziale concessa da Mattarella a dicembre 2025 al giovane Alaa Faraj, migrante ritenuto colpevole di una strage su un barcone).

È opportuno riflettere sul modo in cui la coscienza individuale, plasmata da convinzioni etiche e morali, assuma un ruolo centrale nella formazione del giudizio in merito. La grazia, pur ponendosi in tensione con il principio della certezza della pena, costituisce una valvola di sfogo all’interno di un sistema fondato su norme generali e astratte, per quelle situazioni in cui il diritto penale non sembra in grado di rendere pienamente giustizia e l’apprezzamento umano emerge come parametro fondamentale.

De Santis risolve i suoi dubbi e decide di concedere la grazia ad una delle due richieste, chiudendo gli ultimi fascicoli prima di finire il suo mandato e di tornare alla quotidianità antecedente al peso delle responsabilità, dapprima come giurista e in seguito come Capo di Stato, pronto a godersi i piccoli piaceri della vita accanto alla sua amica di sempre.

Vincenzo D’Eramo

Vincenzo D'Eramo
Vincenzo D'Eramo
Articoli: 1

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *